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In #SaveAshKetchum/ Rubriche Anime Pokémon

Anche l’anime Pokémon deve guarire dalla Sindrome di Peter Pan

Su questo argomento ho versato fiumi e fiumi di inchiostro, al punto che sono stata definita (*apre l’agenda con l’elenco*): hater, ridicola, addirittura leader di un partito politico, estremista, presuntuosa e magari pure visionaria.
Se oggi riapro il discorso è perché mi sono imbattuta in un interessantissimo articolo sul sito Nintendon. Si parla dei videogiochi Pokémon, ma è lampante che il discorso si applica anche all’anime. Non me ne voglia l’autore, non intendo affatto sminuire l’argomento da lui trattato; bensì non ho nulla da aggiungere, poiché ha già dato un oggettivo quadro della realtà, nell’ambito della serie videoludica.
Spero non sia tra coloro che mi ritengono estremista (ho notato una frase che sembra riferirsi ad Ash, ma ci arriverò…), perché con questo articolo desidero chiarire le ragioni per cui appaio così insistente sull’argomento.
Ad oggi, mentre scrivo, ho 27 anni. Conobbi Ash e l’anime Pokémon esattamente 20 anni fa. Da allora non ho mai saltato una serie, neanche un singolo episodio! Addirittura li registrai nelle VHS (le ho ancora tutte!) perché volevo vederli e rivederli, analizzare ogni minimo dettaglio, conoscere la personalità di Ash, sentirmi parte del suo mondo. Sì, forse era un modo per estraniarmi dalla realtà, visti i miei pregressi problemi con il bullismo. Giusto per farvi capire quanto sia stato difficile prendere la decisione di smettere di seguire l’anime Pokémon.
Pur crescendo, malgrado bullismo, pregiudizi e tutto il resto, il mio amore per l’anime (e per Ash ❤) non è mai cambiato! Non è cambiato nemmeno ora, nonostante la rabbia… ed è proprio per questo che continuo imperterrita a scrivere.

Come appunto detto dal mio collega, Il problema non è che noi siamo cresciuti, mentre il target di Pokémon sarebbe per i giovani; il problema è che in oltre vent’anni il franchise non è cresciuto e vuole trattare solo con i bambini, come un eterno Peter Pan!
Ecco, ritengo il parallelismo molto calzante. Quindi, mi rifaccio anche io al medesimo staff di attori, seppur con qualche modifica:

  • Peter Pan: il protagonista assoluto, rappresentato dall’anime Pokémon.
  • Trilli: la “magia” che continua a fare amare la serie nonostante tutto.
  • Wendy e i suoi fratelli: tutti gli spettatori dell’anime che sono cresciuti.
  • I bimbi sperduti: il fandom che continua a difendere la serie nonostante tutto, perché alla fine “l’importante è che diverta”.
  • Capitan Uncino: il cui ruolo può essere diviso tra attori come: The Pokémon Company, TV Tokyo, gli sponsor ed il regista Kunihiko Yuyama.
  • Genitore di Peter Pan: rappresentato da Takeshi Shudo. Mi permetto di aggiungere questo personaggio, perché è sempre stato pressoché ignorato, nonostante sia colui che ha dato la vita a Peter Pan e lo ama più di chiunque altro. Ma purtroppo, non ha potuto impedire che il figlio si smarrisse.

L’Isola Che Non C’è è quel lembo di terra in cui chi si accontenta gode, non vedendo al di là del proprio naso e ignorando che oltre il mare la vita continua, gli anni passano.
Anche qui il problema persiste: la sindrome di Peter Pan è una condizione psicologica riconosciuta e se la serie Pokémon fosse una persona, ne sarebbe il perfetto esempio. Una saga ancorata alle certezze del passato, quando un allenatore undicenne conquistò migliaia di ragazzini, i quali adoravano immedesimarsi in lui.
Un passato che sarebbe sbagliato tralasciare visto il successo avuto e visto che, in fin dei conti, è una base solida su cui poter lavorare, ma su cui è sbagliato fossilizzarsi.


Parlando di sindrome di Peter Pan, Kunihiko Yuyama ha affermato in un’intervista:
“Ho sempre visto l’anime puntato al mio me stesso di dieci anni, pensando a ciò che ai bambini dell’età di Ash potesse piacere. Ci sono cose che adoravo a dieci anni e che mi piacciono ancora. E se ci penso sono un po’ la base del mio essere, non sono cambiato tanto da quando avevo dieci anni, solo un po’ di barba e pancia”.
Non ci sarebbe nulla di male in questa dichiarazione, se essa non venisse utilizzata per giustificare il trattamento riservato ad Ash! Le affermazioni di Yuyama mi lasciano supporre che la sua non sia semplice rassegnazione ad una decisione venuta dall’alto (e che lui sarebbe quindi obbligato a rispettare), ma che l’Ash resettato rappresenti la realizzazione di un suo egoistico desiderio di eterna infanzia… e se così fosse, vi invito a riflettere sulla gravità della cosa.
Sia chiaro: io non mi convertirò mai a sostenere che Ash abbia sempre avuto 10 anni. Malgrado in certe serie il suo concept sia stato regredito, ciò non significa che il personaggio non sia mai effettivamente cresciuto. Nelle serie originali la sua crescita è oggettivata e ne abbiamo abbondantemente parlato su Satoshipedia.

Prima di Nero&Bianco non è mai stata menzionata esplicitamente l’età di Ash, cosicché chiunque potesse immedesimarsi in lui. Fino ad un certo punto ci poteva anche stare, ma già in Diamante&Perla si sentiva l’esigenza di prendere una posizione in merito. Sfortunatamente, tale posizione è stata infine presa nel modo più sbagliato possibile: una serie reboot (Nero&Bianco) in cui Ash dimentica tutto ciò che ha imparato fino a quel momento e tornerebbe, addirittura, ad avere dieci anni!
Ciò non sarebbe stato un gran danno se i pokéfan si fossero detti: «Eh no aspetta, questa cosa è incoerente con le serie passate!»
Magari inizialmente lo hanno anche pensato, ma poi si è optato per una rassegnazione generale, basata su un’ingiustificata idolatria: «The Pokémon Company è “Dio”, non sbaglia mai, tutta la crescita di Ash che abbiamo visto ce la siamo sognata noi», PUNTO.
C’è anche chi sostiene che Ash sia stato regredito all’età di 10 anni in ogni generazione (mentre, come già detto, tale convinzione non trova alcun riferimento negli episodi). Addirittura qualcuno ha messo Pokémon sullo stesso piano di The Simpsons, mentre qualcun altro è arrivato perfino a negare tutti i precedenti sviluppi di Ash, solo per giustificare la mancata coerenza della serie Nero&Bianco! Insomma, il paradosso nel paradosso. Anziché difendere il protagonista dell’anime che dicevano di amare, in tanti si schierano tutt’ora contro di lui.
Inevitabilmente sono comparse orde di meme volti a deriderlo, così come articoli di noti portali sull’animazione, i quali lo definiscono: “il più grande perdente della storia degli anime” o “l’eterno Peter Pan”! Ma il vero Peter Pan non è Ash. Lui è solo vittima di questo sistema, così come sono vittime tutti i pokéfan ingenui, a cui basta semplicemente vedere un pokémon animato in tv per essere soddisfatti e dimenticare qualsiasi problema.
Non si tratta di episodi belli o brutti, di trama più o meno elaborata e via dicendo; qui si parla di come viene ingiustamente trattato il protagonista dell’anime Pokémon! I gusti son gusti, ma su certe cose non si può che essere oggettivi, a meno di essere un bimbo sperduto.

Davvero è necessario che Ash venga considerato un eterno bambino? Provate a ricordare com’era all’inizio della sua avventura ed immaginate l’emozione di vederlo comparire così:

Potrebbe essere l’idolo di un nuovo protagonista, oppure il suo mentore… o semplicemente il suo sfidante finale alla Lega Pokémon!
Ash è un personaggio che ha segnato indubbiamente la nostra infanzia, vederlo giungere alla coronazione del suo obiettivo ci renderebbe ancor più orgogliosi di lui e del percorso che anche noi abbiamo vissuto al suo fianco.
Immaginatelo intervenire in qualità di Maestro Pokémon, per risolvere situazioni critiche. Immaginate quindi la popolazione esultante nel vederlo arrivare, perché confida che grazie a lui sarà al sicuro. Immaginate Ash intervenire a supporto dei protagonisti (con un ingresso in scena da epistassi) in un episodio particolarmente intenso, o semplicemente immaginate la folla di uno stadio scandire il suo nome!
Provate anche ad immaginare l’emozione di ritrovare Gary nei panni del Professor Oak, dopo essere stato quel rivale strafottente a cui tutti avremmo voluto sputare in faccia, almeno una volta nella vita!

Lo scorso agosto ci è stato concesso un piccolo lume di speranza, con l’annuncio del nuovo anime sottotitolato “la storia che collega tutti i mondi Pokémon”. Per un attimo mi sono detta: «Vuoi vedere che finalmente hanno capito? Magari si sono decisi a dare una collocazione logica alle serie reboot!», convinta che ormai il fondo l’avessimo toccato con Sole&Luna… ma invece il fondo non lo avevamo ancora toccato!
Ripeto, non parlo di “toccare il fondo” nel senso di episodi “più o meno brutti”, mi sto sempre riferendo a come viene trattato Ash. Infatti, vogliamo parlare del modo in cui è stata di nuovo tirata fuori la questione degli eterni 10 anni? Addirittura alla presentazione della nuova serie! I dieci anni continuano ad essere sbandierati come se fossero il vero marchio della storia, un elemento più imprescindibile dei pokémon stessi!
E così ci ritroviamo, ancora una volta, con un nuovo “Ash”, messo lì a fare il giullare di corte, mentre tutti i bimbi sperduti stanno lì ad osannare quello che c’è intorno a lui.
La stessa Rica Matsumoto (voce giapponese di Ash), nella sua più recente intervista, ha esplicitamente confermato la necessità di un effettivo cambiamento per l’anime Pokémon.

Ma nel frattempo, da quanto ho capito, si sta avverando la peggiore delle mie ipotesi: un’idealistica gomma da cancellare incombe sull’anime originale, minacciando di mettere le zampe anche sulle avventure trascorse (la serie sarà ambientata in tutte le regioni già visitate da Ash). Immagino quindi che si cercherà di modificare gli eventi trascorsi, fornendo interpretazioni e spiegazioni differenti, così da poter giustificare gli eterni dieci anni. Tanto, in una società in cui il “nuovo” si sovrappone indistintamente al “vecchio”, sarà semplice far credere a tutti che cinque campionati della Lega Pokémon si sarebbero svolti nell’arco di un solo anno.
Insomma, farvi credere che quanto abbiamo visto nelle serie originali sia tutta un’illusione… un po’ come una bella sparaflashata in MIB.

Anche in questo campo, non si chiede a Pokémon di evolvere in ciò che non è, ma sarebbe gradita almeno un minimo di coerenza. Se non altro perché parliamo di una serie in cui si va predicando che prima o poi i sogni si realizzano sempre, se ci si crede veramente. Come si suol dire, predicano bene e razzolano male.

È davvero così sbagliato desiderare un anime in cui venga dato un valore al percorso svolto da Ash, sia in termini di maturazione come crescita, sia in termini di sviluppo come allenatore?
Una saga in cui venga dato un valore alla Battle Frontier conquistata da Ash, o in cui venga dato un valore alla vittoria sul Darkrai e sul Latios di Tobias (che Ash fu l’unico a sconfiggere alla lega di Sinnoh)? Un valore alla Lega Orange, la prima che Ash abbia mai vinto (no, quella pantomima della lega di Alola non è stata la prima!). Una serie in cui, insomma, si possa dare un degno seguito/epilogo alla sua lunga odissea!

Molti di voi conosceranno sicuramente l’anime Yo-Kai Watch. La serie Shadowside ha un format piuttosto diverso rispetto a come è stata concepita originariamente la saga. Shadowside ha un’impostazione più matura, a tratti “dark” e la cosa in un anime kodomo potrebbe rappresentare una follia (dopotutto, un kodomo è pensato appositamente per i bambini).
Il segreto sta nel fatto che gli elementi comici non sono affatto stati rimossi dalla serie: essi ci sono ancora, ma riadattati in modo che possano piacere sia al pubblico più giovane, sia al pubblico più maturo. Questo significa che con Shadowside si è riuscito a mantenere qualcosa di iconico e nostalgico, ma rinnovandolo.
Per tutta risposta, Shadowside è risultata una serie ancor più apprezzata rispetto all’originale e gli ascolti sono addirittura aumentati.
Ormai siamo quasi nel 2020, lo sanno anche i muri che l’animazione non è più un’esclusiva dei bambini… allora perché noi non possiamo essere al passo con i tempi? Perché nel 2016 ci siamo visti censurare un normalissimo bacio in bocca (che manco la Disney li censura)?


Nel momento in cui avrebbe dovuto scrivere la sceneggiatura, Takeshi Shudo si dichiarò fermamente deciso a non creare un anime indirizzato unicamente ai bambini: voleva qualcosa che fosse adatto a tutti e che anche gli adulti potessero apprezzare, altrimenti non avrebbe mai accettato l’incarico. Questo perché, oltre a non avere alcuna intenzione di scrivere una storia che non lo impegnasse minimamente, riteneva che una trama infantile e semplice non avrebbe suscitato l’interesse dello spettatore, che si trattasse di un bambino o di un adulto. Infatti, uno dei suoi primi pensieri riguardanti la sceneggiatura fu proprio questo:
«Perchè non estendere il limite di età dai bambini piccoli agli adulti? Così che le persone possano trovare piacevole l’anime anche una volta cresciute?»
Ma sfortunatamente, i suoi progetti sono stati boicottati da Capitan Uncino e infine si è creato un circolo vizioso: ormai The Pokémon Company sembra aver paura di scontentare i fan più accaniti. Eppure, Pokémon resterà famoso sempre e comunque. Nessuno potrà mai dimenticare una saga così iconica! Provate a trovare qualcuno che non sa chi sia Pikachu o che non abbia mai sentito il nome Ash Ketchum!
Ma da parte di Capitan Uncino non c’è alcuna voglia di cambiare. Tanto c’è sempre qualcuno pronto a giustificare e addirittura negare gli errori commessi. Sebbene gli ascolti televisivi siano drasticamente in calo, i pokéfan che continuano imperterriti a seguire l’anime sono una concreta realtà. La colpa è degli abitanti dell’Isola Che Non C’è, e di chi continua ad idealizzare Capitan Uncino.

Concludo riportando le esatte parole dell’articolo da cui ho costruito questa rubrica:

Bisogna essere più Wendy e meno bimbi sperduti, una volta vissuta una bellissima avventura bisogna staccarsi dal passato e crescere, ciò non vuol dire che l’amore per qualcuno o qualcosa possa finire.
D’altronde il capolavoro del 1991, Hook – Capitan Uncino, ci mostra un Peter cresciuto, lontano dalle avventure e dalle terre che lo hanno reso popolare ed eroe, ma non per questo meno amato dai “suoi bambini” una volta tornato sull’Isola.

Crescere non vuol dire allontanarsi da chi si è stati, ma solo essere al passo dei tempi e rendere felici tutti, la moglie che ti ha sposato ora che sei un Peter adulto e avvocato, e i bambini che vedono in te sempre il solito, fantastico, Peter Pan.